In Preparazione al quinto Convegno Ecclesiale della Chiesa Italiana: La comunità di Dio che annuncia nella città dell’uomo

In occasione del Convegno Ecclesiale di Firenze che si svolgerà a novembre, l’Azione Cattolica diocesana, su invito del nostro Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone, sta offrendo un cammino di preparazione. Cammino che si svolge in cinque tappe in ognuna delle quali viene sviluppato e affrontato uno dei cinque verbi della traccia proposta dai nostri Vescovi con l’approfondimento della lettera pastorale che il nostro Arcivescovo ci ha donato sul nuovo umanesimo.
L’invito che la Chiesa rivolge al Popolo di Dio, attraverso il prossimo Convegno Ecclesiale di Firenze, è quello di prendere coscienza che Gesù Cristo viene a fare nuove tutte le nostre vite. E le nostre vite saranno nuove se si conformeranno a Gesù. A noi il compito di lasciarci “fare nuovi”. Ma come si fa? Come si fa a diventare uomini nuovi? Dice il nostro don Ferdinando, basterebbe leggere il Vangelo ogni giorno e ogni giorno metterlo in pratica. Allora saremo felici e andremo in Paradiso perché il Signore non vuole i sacrifici ma vuole la nostra felicità.
Gli incontri in preparazione al Convegno Ecclesiale di Firenze sono moderati dal Presidente diocesano Francesco Chiellino e dall’Assistente diocesano degli adulti Don Ferdinando Fodaro con la partecipazione della commissione che, su delega del Consiglio diocesano di Azione Cattolica, ha lavorato sulla progettazione e la concretizzazione di questi incontri.
Il secondo incontro si è svolto nella Parrocchia di Sersale sul verbo “Annunciare” ed è stato presentato magistralmente da don Ivan Rauti, parroco della Parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino in Catanzaro Lido, Assistente diocesano e regionale dei giovani di Azione Cattolica, Responsabile della Pastorale giovanile diocesana, Professore di teologia pastorale all’Istituto Teologico Calabro San Pio X di Catanzaro, un umile e devoto uomo di Dio, un gigante buono dal sorriso contagioso!
Don Ivan ha esordito invitando l’assemblea a fermarsi, a non sentirsi mai arrivati in quanto siamo sempre in cammino. La prima cosa che ha sottolineato è proprio questa contrapposizione, che ritroviamo nel titolo del nostro secondo incontro, tra la comunità di Dio e la città dell’uomo. È una contrapposizione che, secondo la formazione tradizionale, vede la comunità di Dio come buona e la città dell’uomo come perduta. Ma, oggi, possiamo dire che non è così, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II che ha cambiato la consapevolezza di essere Chiesa. La Chiesa è a servizio dell’uomo, della città dell’uomo. Dice il profeta Isaia che il Signore ci manda ai poveri ad annunciare la Salvezza. L’unico sforzo che noi possiamo e dobbiamo fare è quello di offrire la nostra disponibilità per vivere qui ed ora con lo stile del Vangelo. Dunque, la Comunità di Dio e la città dell’uomo non si contrappongono ma la prima è nella seconda il lievito, proprio come dice Gesù.
Subito dopo, Don Ivan, è entrato nel vivo dell’incontro. E lo ha fatto presentandoci delle provocazioni e delle domande che, necessariamente, ci portano o ci costringono a riflettere.
Annunciare è lo specifico della comunità di Dio, della comunità cristiana. La Chiesa è annuncio. Ognuno di noi è chiamato per poi essere inviato e mandato ad annunciare. Quando si parla del verbo e dell’azione Annunciare il problema si sposta fuori la Chiesa.
Don Tonino Bello diceva che il verbo annunciare deve camminare di pari passo con il verbo denunciare e il verbo rinunciare.
A cosa dobbiamo rinunciare per essere capaci di annunciare? Ai privilegi, ad una tradizione senza fede, alle battaglie sterili e a restare arroccati a certe posizioni!
Denunciare è uno stile! Pensiamo alla denuncia di Gesù. Chiamare le cose per nome senza sentirsi idioti significa prima di tutto mettere in discussione la nostra fede.
Rinunciare e denunciare ci danno l’ossatura dell’Annuncio. La Chiesa che rinuncia e denuncia diventa una Chiesa che Annuncia. L’Annuncio non è solo un proclamare è un “ad annuncio”, cioè è un “annunciare a”, c’è, quindi, un “tu”. L’incontro con il Signore passa attraverso l’alterità.
San Paolo, che è stato un grande evangelizzatore, lungo il suo cammino ad un certo punto si scontrò con il potere culturale del popolo greco. Negli atti (17, 16-34) leggiamo che S. Paolo “fremeva” nel dare l’Annuncio. L’areopago è l’immagine del pluralismo di oggi, che nell’ottica del Vangelo è solo un’opportunità. Il pluralismo è la città dell’uomo. Come possiamo predicare l’accoglienza e poi chiuderci nelle nostre Chiese e/o sagrestie? Dobbiamo ripensare il nostro essere cristiani. Dobbiamo ripensare la nostra prassi, la nostra metodologia. Il Cristianesimo non è un insieme di cose da fare ma è uno stile!
Nell’Evangeli Gaudium al n. 122 si legge che la pietà popolare è la città dell’uomo. Siamo tutti operatori dell’evangelizzazione e lo siamo in quanto battezzati. Siamo, dunque, chiamati e mandati ad annunciare le meraviglie del Vangelo. Il popolo esprime la fede con la pietà popolare, dove lo Spirito Santo è il protagonista. Ed è sempre novità! Il criterio, dunque, è sentirsi sempre in divenire e confrontarsi con lo stile di Gesù perché lo stile da anche i frutti.
Occorre essere nel centro del mondo. La Chiesa, quindi i battezzati, l’unico Corpo di Cristo deve essere nel mondo una presenza significativa.
A questo punto Don Ivan indica all’assemblea come metodo o modello la Spiritualità dell’Azione Cattolica, sottolineando come, dopotutto, essa è lo stile che il Concilio Vaticano II ha consegnato all’intero Popolo di Dio. Un laico che fa del Vangelo il Suo stile di vita, della Comunità la Sua Chiesa, dell’altro il suo fratello, testimonia uno stile diverso di vita, mostra di appartenere alla Chiesa perché vive la stessa preoccupazione della Chiesa: la Salvezza.
La gente crederà in noi perché vedrà il nostro stile e l’Annuncio uscirà dalle formalità per farsi persona!
Dopo la relazione di Don Ivan è intervenuto Francesco Chiellino per offrire la sua testimonianza perché ogni incontro è strutturato sullo schema relazione-testimonianza. Francesco ha testimoniato come attraverso l’Azione Cattolica ha capito come fare tesoro della diversità.
La diversità possiamo e dobbiamo capitalizzarla essendo o diventando costruttori di Comunione nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità parrocchiali. E se lo facciamo in parrocchia lo facciamo anche nella comunità degli uomini. La testimonianza del Vangelo nel mondo la porta ognuno di noi con il suo impegno.
A seguire c’è stato un bellissimo e arricchente confronto con l’assemblea e un altrettanto bello e arricchente intervento del parroco di Sersale Don Fabio Rotella.
A Don Fabio, all’Azione Cattolica di Sersale, ai rappresentanti del Movimento dei Focolarini, del Movimento Apostolico e a tutta la comunità Parrocchiale presente va il nostro grazie per la calorosa accoglienza, l’attenta partecipazione, il sincero confronto che hanno tenuto e dimostrato durante l’incontro. È stato bello perché ci siamo sentiti a casa, accolti come in famiglia!

Iolanda Tassone
(Vice Presidente Diocesana Adulti di AC)